CBAM: le implicazioni per il settore dei trasporti

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Con l’intensificarsi degli sforzi globali per combattere il cambiamento climatico, a partire dal 1° ottobre 2023, è entrato in vigore il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), noto anche come meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Questa misura rappresenta una delle iniziative più ambiziose dell’Unione Europea per favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Il suo obiettivo principale è contrastare il fenomeno del carbon leakage, ovvero lo spostamento della produzione verso Paesi con normative ambientali meno rigide, in modo da garantire condizioni di concorrenza eque per le imprese europee e contribuire alla neutralità climatica entro il 2050, come previsto dal Green Deal europeo.

Quali sono le conseguenze di questo meccanismo per il settore dei trasporti? In che modo aziende come GreenChem possono prepararsi e trasformare questo cambiamento in un vantaggio competitivo?

Carbon Border Adjustment Mechanism

Cos’è il CBAM e perché è stato introdotto

Il CBAM è una misura centrale del pacchetto europeo “Fit for 55”, che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. In pratica, il meccanismo prevede l’introduzione di una tariffa sulle emissioni di CO₂ incorporate nei prodotti importati da Paesi extra-UE. Il CBAM si applica ai beni ad alta intensità carbonica, come acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, estendendo il principio del sistema di scambio delle quote di emissione europeo (EU ETS) anche alle importazioni.

L’obiettivo del CBAM è chiaro: allineare i costi ambientali sostenuti dai produttori europei con quelli dei concorrenti internazionali, riducendo il rischio di delocalizzazione delle industrie verso Paesi con normative meno rigide e promuovendo una concorrenza globale più equa e sostenibile.

Le fasi del CBAM per un cambiamento strutturale

L’attuazione del CBAM prevede due fasi

  • Fase transitoria (ottobre 2023 – dicembre 2025)
    Non è previsto alcun pagamento, ma le imprese importatrici dovranno raccogliere e trasmettere alle autorità competenti i dati trimestrali sulle emissioni incorporate nei prodotti CBAM importati. In Italia, la supervisione è affidata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

  • Fase definitiva (da gennaio 2026)
    Secondo quanto stabilito dalla Commissione Europea:
    – Gli importatori UE di beni soggetti al CBAM dovranno registrarsi presso le autorità competenti e acquistare certificati CBAM, il cui prezzo sarà calcolato in base al valore medio settimanale delle quote EU ETS, espresso in EUR/tonnellata di CO₂ emessa.
    – Gli importatori dichiareranno annualmente le emissioni incorporate nei prodotti importati e restituiranno un numero equivalente di certificati.
    – Qualora sia già stato pagato un prezzo del carbonio nel Paese di origine, l’importo corrispondente potrà essere detratto.

    Fonte: Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – Commissione europea

Impatto del CBAM sul settore dei trasporti

Il CBAM ha implicazioni dirette e significative per il settore dei trasporti. In particolare, per GreenChem, rientrano nel perimetro del meccanismo l’ammoniaca (anidra o in soluzione acquosa) e l’urea (anche in soluzione acquosa), componenti essenziali per la produzione di AdBlue utilizzato nei sistemi SCR per l’abbattimento degli NOx nei motori diesel.

A causa dell’elevata intensità energetica richiesta dai relativi processi produttivi e delle significative emissioni di CO₂ associate, queste sostanze sono tra i prodotti a maggior rischio di rilocalizzazione delle emissioni. Di conseguenza, sono soggette agli obblighi di rendicontazione e adeguamento previsti dal CBAM, con impatti operativi tangibili sulle modalità di approvvigionamento e sulla gestione della catena di fornitura.

Impatto del CBAM sul settore dei trasporti

GreenChem: una risposta strutturata e consapevole

GreenChem affronta questa sfida con un approccio proattivo e strutturato, combinando pratiche sostenibili e conformità alle normative ambientali. Con oltre 50 stabilimenti che producono AdBlue in Europa e Brasile, l’azienda ha già intrapreso un piano di adeguamento che prevede:

  • Mappatura dei fornitori extra-UE;
  • Richiesta di dati certificabili sulle emissioni in fase produttiva;
  • Riorganizzazione interna per la reportistica trimestrale obbligatoria;
  • Valutazione di certificazioni ambientali indipendenti.

L’obiettivo è duplice: mitigare il rischio regolatorio e consolidare l’affidabilità dell’intera supply chain.

GreenChem conforme alle normative europee

CBAM come leva di posizionamento competitivo

Il CBAM non è solo un obbligo normativo, ma una potenziale leva strategica per le aziende, come GreenChem, che vogliono rafforzare la propria reputazione ESG (ambientale, sociale e di governance). Essere trasparenti e reattivi nella gestione delle emissioni non solo permette di rispettare le normative, ma contribuisce anche a costruire un’immagine aziendale solida in un mercato sempre più sensibile alla sostenibilità.

Secondo il “2024 State of Supply Chain Sustainability Report” del MIT Center for Transportation & Logistics e del CSCMP, “La pressione degli investitori per migliorare la sostenibilità delle catene di approvvigionamento è aumentata del 25% negli ultimi cinque anni, diventando il driver di sostenibilità in più rapida crescita.” Questo dato evidenzia come l’adeguamento normativo possa andare di pari passo con il rafforzamento della competitività, soprattutto in settori come la logistica e i trasporti, dove trasparenza e compliance sono ormai prerequisiti per ogni partnership internazionale.

Ostacoli operativi da superare

Nonostante i vantaggi, ci sono sfide operative significative per le imprese in relazione all’implementazione del CBAM, come ad esempio:

  • La complessità tecnica nella quantificazione delle emissioni incorporate;
  • La mancanza di dati affidabili da parte dei fornitori non europei;
  • I costi associati a raccolta dati, certificazioni e audit;
  • L’incertezza normativa riguardo l’espansione del CBAM ad altri settori, come la chimica fine o i polimeri.

Per superare questi ostacoli, le imprese devono adottare un approccio flessibile, investire nella digitalizzazione dei processi e rafforzare la collaborazione con fornitori già allineati a standard ESG.

Prepararsi oggi per guidare il cambiamento domani

Il CBAM rappresenta una svolta epocale nella politica ambientale europea. Il suo impatto andrà ben oltre i settori immediatamente coinvolti, modificando le logiche di approvvigionamento, produzione e competitività a livello globale.

Per GreenChem, si configura come una sfida da affrontare con rigore, ma anche come un’opportunità concreta per riaffermare il proprio impegno verso un trasporto più sostenibile. In un contesto in cui resilienza, trasparenza e innovazione sono le nuove parole d’ordine, il modo in cui le imprese interpreteranno questa trasformazione normativa determinerà non solo la loro competitività, ma anche il loro contributo a un futuro più equo e sostenibile.

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